Arriva Xi a Palermo: come si dice pecunia non olet?

Come si dice in cinese “Pecunia non olet”? Arriva in Italia Xi Jinping, il leader assoluto di un partito comunista che ha saputo reinserire la Cina nei binari della storia attraverso una crescita economica galoppante e senza scrupoli, nel nome dell’oppressione dei più elementari diritti civili e quelli dei lavoratori. Però, in Italia gli si stendono tappeti rossi, con poche, troppo poche, voci discordanti. Bisogna essere realisti: ormai comanda l’economia. “Nummi, nummi, vobis hunc praestat honorem“, diceva già duemila anni fa il caustico Giovenale. Cosa è la Cina, al di là dello splendore della crescita economica e dello spettacolare sviluppo tecnologico, che abbagliano troppi cervelli, ce lo ricorda Amnesty International, nel suo rapporto 2017/18, che copio: “La consacrazione del presidente Xi Jinping come il leader più potente della Cina da molti anni a questa parte ha avuto luogo in un contesto di repressione della libertà d’espressione e d’informazione. Le autorità hanno sempre più spesso utilizzato la “sicurezza nazionale” come giustificazione per limitare i diritti umani e arrestare gli attivisti; la tattica si è intensificata significativamente nella Regione autonoma dello Xinjiang uiguro (Xinjiang Uighur Autonomous Region – Xuar) dove, sotto la guida del nuovo segretario del partito comunista regionale Chen Quanguo, le autorità hanno posto nuova enfasi sulla “stabilità sociale” e hanno aumentato il ricorso a sorveglianza tecnologica, pattuglie armate nelle strade, posti di controllo e sicurezza e hanno messo in atto una serie di politiche intrusive che violavano i diritti umani. Le autorità hanno istituito strutture di detenzione all’interno della Xuar, chiamate “centri contro l’estremismo”, “centri di studi politici” o “centri di educazione e trasformazione”, in cui le persone sono state arbitrariamente detenute per periodi imprecisati e costrette a studiare le leggi e le politiche cinesi”. E i lavoratori? E i diritti di chi è stato artefice del miracoloso exploit cinese? Leggete cosa ha detto Ivan Franceschini alla rivista dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel novembre scorso: “La situazione è drammatica e non accenna a migliorare. Giusto una settimana prima del mio arrivo, il governo cinese ha lanciato l’ennesimo attacco contro le ONG del lavoro, accusandole di essere agenti di ‘forze ostili straniere’ – in questo caso altre ONG basate a Hong Kong – impegnate a sobillare proteste operaie in Cina”. E, ancora, “in Cina non è ammessa l’esistenza di sindacati indipendenti – l’unico sindacato legalmente riconosciuto nel Paese è la Federazione Nazionale dei Sindacati Cinesi (FNSC), un’organizzazione di massa che oggi conta oltre 300 milioni di membri e continua a funzionare come una ‘cinghia di trasmissione’ leninista. Avvenuta nel contesto di una più generale deriva autoritaria del Partito-stato sotto Xi Jinping, la scelta di alcune ONG di adottare una strategia basata sulla contrattazione collettiva ha messo queste organizzazioni in rotta di collisione tanto con il Partito quanto con la FNSC, il che si è tradotto in una durissima ondata di repressione che prosegue ancora oggi”. Però, siccome si parla del mercato più grande del mondo, con centinaia di milioni di potenziali consumatori, e dato che bisogna essere realisti, in un contesto di rallentamento dell’economia italiana che, inoltre, deve fare fronte alla concorrenza di paesi, anche europei come Francia e Germania che sono già massicciamente presenti in Cina, ecco che ci si tura il naso davanti a un dittatore come Xi. Il leader cinese sarà anche a Palermo il cui sindaco, sempre pronto a combattere le battaglie per i diritti civili, questa volta “Conferma la visibilità e credibilità della città”. Ipocrita! Tra l’altro, Xi nemmeno voleva venire a Palermo, ma desiderava visitare una città del nord industrializzato. Gli hanno fatto preferire un safari nel contesto della selvaggia Palermo